FIRENZE: PRESENTAZIONE DI NON SONO UN ASSASSINO DI FRÉDÉRIC CHAUSSOY
Giovedì 18 febbraio, alle ore 18,00, presso la Libreria LibriLiberi, via San Gallo 25r, nel corso del dibattito su Problematiche di fine vita: tra testamento biologico e diritto alla eutanasia, si terrà la presentazione del libro Non sono un assassino. Il caso “Welby-Riccio” francese (inEdition editrice/Collane di LucidaMente), del dottor Frédéric Chaussoy. Introduzione di Manuela Giugni (Laboratorio della Laicità di Firenze). Intervengono Enrico Bertrand Cattinari (dottorando in Scienze giuridiche) e Meri Negrelli (vicepresidente di LiberaUscita). Letture di brani del libro da parte di Saverio Tommasi, attore della Cabina teatrale. (r.t.)
Vincent Humbert, ventiduenne, da 3 anni tenuto artificialmente in vita dopo uno scontro con un camion, tetraplegico, muto e quasi
cieco, con l’aiuto del pollice riesce a dettare una supplica al Presidente Chirac -Le chiedo il diritto di morire - che commuoverà la Francia.
Questo libro è la drammatica autodifesa di Frédéric Chaussoy, medico responsabile del Servizio di Rianimazione dell’Ospedale Elio-
Marittimo di Berck sur Mer, che insieme alla madre di Vincent ha accolto le invocazioni del giovane. Incriminati per omicidio, nel
2006 entrambi verranno prosciolti per aver agito per motivi di particolare valore umano e sociale.
In quei momenti cruciali il dr. Chaussoy si era interrogato a lungo, ma poi aveva fatto la scelta che riteneva giusta senza curarsi delle
possibili conseguenze. Non è il caso - si era domandato - di fermarsi nella lotta contro la morte quando si è prolungato troppo,
innaturalrnente, una vita che è diventata solo una tragica condanna? Non bisogna, forse, essere dotati di un amore enorme per la
vita per trovare il coraggio di metter fine ad una vita che non è più tale?
Come scrive nella prefazione all’edizione italiana Mario Riccio, il medico che ha assistito Piergiorgio Welby nella fase terminale
della sua vita e che è stato protagonista-anche sul piano giudiziario - di una vicenda praticamente analoga a quella del dr.
Chaussoy “è un testo forte, crudo, diretto. Non si perde intorno al problema ma lo affronta direttamente. Così come non
poteva non fare un medico dell’emergenza. Un libro che va alle radici del delicato dibattito su ragioni della vita e della
morte”.
Lettera a Corrado Augias dal titolo: “Popolo della Libertà?”
In data 31 gennaio abbiamo diffuso la lettera che il ns. socio Giorgio Grossi ha inviato a Corrado Augias dal titolo: “Popolo della Libertà?”
Oggi su “la Repubblica” leggiamo la risposta di Corrado: ad ambedue il grazie di LiberaUscita.
Giampietro Sestini
LE UNIONI CIVILI E IL CONCETTO DI LIBERTÀ - DI CORRADO AUGIAS
Caro Augias, ho visto un manifesto 100×70: «Municipio Roma XI - Grazie al Popolo della libertà respinto il registro per le unioni civili. Vince la famiglia, quella vera».
La scorsa settimana era stata sottoposta all’approvazione del Consiglio municipale una proposta della maggioranza di centrosinistra per consentire ai cittadini di dichiarare, di fronte ad un funzionario comunale, la volontà di convivere e di sostenersi reciprocamente, aldilà del loro stato civile e del loro sesso. Alla votazione, il Consiglio si sarebbe spaccato a metà: 9 favorevoli dal centrosinistra e 9 contrari dal centrodestra, 1 astenuto. Risultato: delibera non approvata.
Le dichiarazioni di convivenza non modificano la legislazione - come non la modificano i testamenti biologici, anch’essi contestati dal Popolo della libertà - però sono un momento importante e di serenità per coloro che le rilasciano nonché un fattore di chiarezza nei rapporti civili. I diritti della famiglia “vera”, quella del matrimonio, religioso o civile, non vengono scalfiti. Il registro delle unioni rappresenta solo uno spazio di libertà e di democrazia, cosi come il registro per i testamenti biologici, già istituito dal Municipio XI malgrado l’opposizione di centrodestra.
Che senso ha dirsi Popolo della libertà se poi la libertà nei fatti viene calpestata?
Giorgio Grossi - giorgogrossi1935@libero.it
Risponde Augias
Infatti non ha senso. O almeno, non ha il senso che il concetto di “libertà”, ha avuto nell’illuminismo europeo e nell’utilitarismo britannico dove spicca la figura di J. S. Mill.
Chissà se gli esponenti di quel ”Popolo” hanno mai letto il saggio On Liberty di Mill. Vi si legge: «La sola libertà che merita questo nome è quella di ricercare il proprio bene a proprio modo nella misura in cui non si cerca di privarne altri o di ostacolare i loro sforzi per ottenerla». O anche. «Il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve rendere conto alla società è quello riguardante gli altri: per l’aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano».
Questo tipo di libertà, che impronta la legislazione dei paesi veramente liberali, da noi è sempre stata scarsa e solo la Costituzione ne ha introdotto alcuni concetti. Basta questo a spiegare perché quei consiglieri non hanno provato alcuna vergogna nel prendere la loro decisione. Del resto nei giorni scorsi la candidata di destra Renata Polverini aveva provato a dichiararsi favorevole a dare riconoscimento alle coppie di fatto. E stata immediatamente smentita dal sindaco di Roma Alemanno diventato leader dell’ala Teocon ed è passato dall’assenza di libertà della sua gioventù fascista a quella analoga della sua maturità clericale.