Archivio di Giugno 2010

Problematiche di fine vita - (Institut National d’Assurance Maladie-Istituto oncologico Bordet, Università libre de Bruxelles

Mercoledì 23 Giugno 2010

FORUM END OF LIFE (EOL)

Breve relazione della prima sessione del ciclo di incontri di formazione per medici Leif-EOL (problematiche di fine vita), accreditato per la formazione continua dall’INAMI (Institut National d’Assurance Maladie-Invalidité).

Luogo: Istituto oncologico Bordet, Università libre de Bruxelles

Data: 19 giugno 2010, ore 9 -13

Organizzatori: Istituto Bordet, associazione ADMD-Belgio

Partecipanti: 80/100 medici belgi, prevalentemente generalisti, qualche specialista (psichiatra)

Scopo: formare medici competenti per l’applicazione della legge sull’eutanasia, sul modello Leif-artsen olandese e fiammingo (2° Forum).

Relazioni

Dr. Lossignol, oncologo, socio ADMD. Ha trattato due argomenti:

a) cos’è l’eutanasia: un atto medico che consiste nella interruzione volontaria della vita ad opera di un medico alla richiesta espressa dal paziente stesso. Va considerata come un processo progressivo e non come un atto isolato. E’ solo cosi che paziente e medico possono avvicinare in modo equilibrato e sereno i gesti che porteranno all’interruzione della vita. Un processo simile si svolge nelle persone vicine. Tutti questi processi si riallacciano in definitiva a certe posizioni nella società, che facilitano o meno l’eutanasia.

b) cosa non è una eutanasia:

- assicurare comunque una morte degna

- controllare il dolore

- prevenire una morte “inconfortevole” (dispnea, emorragia, deterioramento neurologico)

Avv. Herremans, presidente ADMD: storia e attualità delle tre leggi del 2002 (diritti del paziente, cure palliative, eutanasia) e del codice deontologico medico. Ha ricordato che il codice di deontologia medica belga recitava nel 1975 ma ancora nel 1992 che “ il medico non può deliberatamente provocare la morte”. Nell’annus mirabilis (2002), il Parlamento approvò tre leggi:

1). Legge del 28 maggio sull’eutanasia.

In sostanza, il medico che pratica una eutanasia non commette un atto penalmente rilevante se:

- il paziente è maggiorenne o minore emancipato, capace e cosciente al momento della richiesta;

- la domanda è volontaria, pesata e ripetuta, non risulta da una pressione esterna;

- la sofferenza non è sedabile;

- la malattia è incurabile e grave (cioè senza speranza; il vocabolo “terminale” non compare mai) formalmente:

- il medico deve informare il malato del proprio stato di salute e della speranza di vita e contemplare le possibilità del termine della vita: cure palliative, possibilità terapeutiche residue oppure arrivare, insieme al paziente, alla convinzione che non vi è nessuna altra soluzione ragionevole e che la domanda di eutanasia del paziente è interamente volontaria;

- la domanda deve essere scritta ed attuale (cioè non una dichiarazione anticipata, che è efficace, ma si applica in particolari condizioni, dopo che il malato sia versato in stato di incoscienza), qualora il paziente cosciente non sia in grado di scrivere, la domanda può essere scritta da terza persona maggiorenne senza interesse alla morte, alla presenza del medico;

- se la morte è prevista a breve termine, il medico deve consultare un collega indipendente per verificare la natura grave e incurabile della malattia e il carattere costante e insopportabile della sofferenza; se la morte non è prevista a breve termine, in pratica oltre l’anno, il medico deve anche consultare uno psichiatra o uno specialista della malattia e aspettare un mese.

(Nel 2006, il codice di deontologia medica modificò gli art.95 e 96 e prese atto della trasformazione del quadro giuridico).

2). Legge del 14 giugno sulle cure palliative, che precisa il loro carattere pluridisciplinare e loro scopo di migliorare la qualità di vita e di ridare l’autonomia ai pazienti;

3) Legge del 22 agosto sui diritti dei pazienti, che prevede:

- il rispetto della volontà del paziente;

- la possibilità di rifiutare un trattamento, anche palliativo;

- la possibilità di nominare un fiduciario con precisi poteri;

- il valore legale delle dichiarazioni anticipate;

Prof. Englert, relatore Commissione federale di controllo eutanasia, ha trattato la composizione e i compiti della commissione ed i suoi risultati.

- La commissione conta 8 medici, 4 giuristi, 4 personalità dell’associazionismo del fine vita;

- La Commissione verifica, sulla base delle dichiarazioni scritte compilate dai medici che hanno praticato l’eutanasia., che le procedure legali siano state rispettate;

- Può decidere, a maggioranza semplice, di richiedere ulteriori informazioni al medico che ha compilato la dichiarazione;

- Può decidere, a maggioranza del 75%, di trasmettere la dichiarazione alla procura.

- Ogni due anni elabora un rapporto conclusivo sulla situazione, i cui ultimi dati salienti sono:

- più di 3000 eutanasie legali dal 22 settembre 2002 al 31 dicembre 2009;

- 17 eutanasie al mese nel 2003; 64 al mese nel 2009, con un aumento costante del 20% circa all’anno;

- distribuzione delle domande: 97% da malati coscienti, 3% da dichiarazioni anticipate di malati passati in stato di incoscienza irreversibile;

- distribuzione dei casi: 79% casi di tumori generalizzati o gravemente invalidanti in pazienti che avevano subito molteplici terapie o cure palliative e la cui morte era attesa a breve (giorni o settimane), 7% casi di malattie neuromuscolari progressive mortali o di sequele di accidenti o traumi cerebrali, 8-12% casi di patologie con grandi sofferenze senza che il decesso fosse atteso a breve termine, 2% di polipatologie.

- distribuzione dell’età: meno di 20 anni: 0%, da 20 a 39 anni: 2%, da 40 a 59 anni:21%, da 60 a 79 anni: 52%, sopra 80 anni: 25%;

- Luogo: 52% al domicilio del malato, in genere ad opera del medico generalista (il 44% dei casi), 8% in RSA (casa protetta), 40% in ospedale.

- Numero di dichiarazioni trasmesse alla procura: 0

E’ seguita poi una discussione animata su casi concreti di consenso informato e di applicazione delle norme legali della legge sull’eutanasia.

Nuovi incarichi societari

Mercoledì 23 Giugno 2010

Il Comitato Direttivo di LiberaUscita ha accolto unanime la proposta congiunta della presidente Maria Laura Cattinari, della vice-Presidente Meri Negrelli, del sottoscritto Segretario e del Tesoriere Luigi De Gasperi di nominare membri del ns. Comitato Scientifico il il prof. Gennaro Mariconda e il prof. Augusto Carli.
Gli altri membri del Comitato sono: prof.ssa Rossana Cecchi, prof.ssa Alessandra Sannella, prof.ssa Bianca Bacchielli, dr. Enrico Bertrand.
e di affidarne la Presidenza al prof. Gennaro Mariconda.
A nome di tutti i soci si ringraziano per aver accettato l’incarico: il loro nome rappresenta motivo di soddisfazione e di orgoglio per la nostra Associazione.

Giampietro Sestini
Segretario

FALSITA’ E SCOPI RECONDITI DELLA COMUNICAZIONE

Mercoledì 16 Giugno 2010

ELUANA, EUTANASIA, TESTAMENTO BIOLOGICO, DIRITTO DI MORIRE CON DIGNITA’:

LUOGHI COMUNI, FALSITA’ E SCOPI RECONDITI DELLA COMUNICAZIONE

1. Eutanasia uguale omicidio?

I due termini non solo non sono equiparabili, ma hanno significati contrari.

Eutanasia, secondo l’etimologia della parola ed il vocabolario italiano, significa “buona morte”. E una “buona morte” è quella che ogni persona vorrebbe, almeno per sé stessa.

Omicidio significa invece arrecare la morte ad una persona contro la sua volontà, ossia “cattiva morte”.

Ergo: chi è favorevole all’eutanasia è contrario all’omicidio, e viceversa.

2. Se non si blocca per legge la possibilità di rifiutare l’idratazione e l’alimentazione forzata, tali trattamenti verrebbero sospesi a tutti, anche a coloro che li vorrebbero.

Falso. Se non venisse approvata alcuna legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà, continuerebbero ad aver valore le leggi esistenti, a cominciare dall’art. 32 della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ogni persona, oggi, ha il diritto di accettare o rifiutare – sulla base di adeguate informazioni - i trattamenti proposti dai sanitari, così come ribadito nelle varie sentenze della Magistratura, a cominciare dalla Corte di Cassazione.

E’ per questo motivo che la Chiesa cattolica, dapprima contraria a regolamentare per legge il testamento biologico, dopo la sentenza della Cassazione su Eluana ha cambiato opinione, ed ora vorrebbe la legge per negare alle persone il diritto di rifiutare l’idratazione e l’alimentazione forzata.

3. La sentenza della Cassazione che ha autorizzato il distacco della spina per Eluana non è legittima perchè la volontà di Eluana non risulta da alcun atto scritto.

Si tratta di una affermazione infondata, in quanto le sentenze sono notoriamente emesse alla fine di una istruttoria basata su una serie di documenti, di fatti e di testimonianze e non solo di atti scritti. Appare inoltre singolare che chi sostiene la necessità di atti scritti sostiene contemporaneamente la loro invalidità qualora contengano il rifiuto dei trattamenti di alimentazione e idratazione forzata.

4. Eluana doveva continuare a vivere sino alla sua morte “naturale”.

A prescindere dal fatto che Eluana è morta “naturalmente” 17 anni fa e da allora è stata tenuta “innaturalmente” in vita tramite macchinari che non esistevano né al tempo di Gesù né per i duemila anni successivi, chi decide cosa si intende per morte “naturale”? La legge? La filosofia? La scienza? I medici? I magistrati? I parenti? La Chiesa? E quale Chiesa: quella cattolica o quella in cui si crede? O spetta invece alla singola persona, in base alla propria concezione della vita, della morte e della dignità, decidere a che punto la sua vita non è più “naturale” e diventa invece una tortura? .

5. L’alimentazione e l’idratazione artificiale non sono trattamenti “sanitari”, bensì “di sostegno”, come quelli dei neonati.

Soltanto chi non sa cos’è e come si pratica l’idratazione e l’alimentazione artificiale può dire una simile corbelleria, smentita in modo categorico da chi (le associazioni di medici e infermieri), quotidianamente le mette in atto attraverso interventi chirurgici e macchinari.

A parte l’enorme diversità fra l’alimentazione forzata e l’allattamento, resta un fatto: il bambino appena nato vuole essere alimentato, e piange se non lo è, mentre Eluana non voleva, e non poteva neppure piangere..

6. Nessuno sa cosa veramente voleva Eluana, per cui non potevamo sospendere l’alimentazione e l’idratazione forzata.

Purtroppo, Eluana non voleva nulla perché da quando era entrata nello stato vegetativo permanente non era più in grado di volere. Appunto per evitare questa situazione aveva espresso a suo tempo, quando ancora era capace di intendere, di fronte al suo amico in coma permanente, la sua volontà di non essere sottoposta alla stessa tortura. E suo padre, che conosceva la sua volontà, anche se espressa verbalmente, ha lottato per 17 anni per amore di sua figlia, e non per “ucciderla”.

7. La vita è indisponibile.

Alla domanda: perché la vita è indisponibile? la risposta alla fine è: perchè è un dono di Dio.

A parte che, una volta donato, il dono diviene di proprietà di colui che l’ha ricevuto che pertanto ha il diritto di disporne, a quale Dio ci si riferisce?

A quello dei cattolici o di altri credenti?

E se anche ci si riferisse al Dio dei cattolici, quando si è mai espresso sui casi di stato vegetativo persistente?

E se anche si facesse riferimento al suo rappresentante in terra, il Papa, non è detto che sia infallibile, anzi la storia ha dimostrato il contrario.

E se anche fosse infallibile, per chi valgono le sue opinioni? Non certamente per i non credenti, ma neanche per la maggioranza dei credenti, a giudicare dai sondaggi condotti sul tema del testamento biologico e dal numero di coloro che usano i contraccettivi, che non vanno in chiesa, che non si confessano, che nominano il nome di dio invano, che rubano, che desiderano la donna d’altri, che divorziano, che abortiscono, e così via.

La verità è che la Chiesa cattolica ritiene l’indisponibilità della vita un principio che debba “venire prima” delle leggi dello Stato, non soltanto per i cattolici ma per tutti, cattolici, mussulmani, buddisti, atei, agnostici, razionalisti, ecc. ecc.

A ciò aggiungasi che sulla base del principio “la vita è indisponibile” non si potranno più rifiutare gli interventi necessari – secondo i sanitari – per evitare il rischio di morte, quali, ad esempio, trasfusioni di sangue, amputazioni, ecc., e ciò non soltanto da parte di coloro che hanno dichiarato anticipatamente la loro volontà ma anche dalle persone capaci di intendere e di volere.

Tutto ciò premesso, resta comunque il fatto che il principio della “indisponibilità” della vita contrasta con gli art. 2, 3 e 32 della Costituzione Italiana, che tutelano il diritto alla “inviolabilità” dell’uomo, al “rispetto della persona” e al “rifiuto dei trattamenti sanitari”, nonché con il codice penale, che non considera reato il tentativo di suicidio.

8. Interrompendo l’alimentazione e l’idratazione artificiale, si soffre la fame e la sete.

In proposito, riportiamo le dichiarazioni di noti neurologi e medici: “Dal punto di vista neurologico è un controsenso, poiché le parti del cervello che sono necessarie per creare la sensazione di fame e di sete non funzionano più. E’ invece dimostrato che la particolare modalità di nutrizione artificiale, il sondino nasogastrico, provoca sofferenza anche se solo a livello sottocorticale».

Tale affermazioni sono state confermate da una relazione di più di 100 pagine redatta dai medici che hanno condotto l’autopsia su Eluana dopo la sua morte clinica: “L’autopsia sul cervello della ragazza, ha confermato la diagnosi di irreversibilità totale del suo stato vegetativo e l’assoluta mancanza di coscienza […] Eluana non ha sofferto”.

9. I medici “obiettori di coscienza” possono rifiutarsi di staccare il sondino.

E i medici che non condividono l’idratazione e l’alimentazione forzate, possono rifiutarsi di attaccare il sondino per “obiezione di coscienza”? E i farmacisti che non condividono la contraccezione, possono rifiutarsi di vendere i profilattici (oltre che la pillola del giorno dopo) “per obiezione di coscienza”? E un tassinaro cattolico può rifiutarsi di prendere a bordo un cliente mussulmano “per obiezione di coscienza”?

Quando l’obiezione di coscienza individuale entra in conflitto con il diritto di altre persone tutelato dalla legge, deve essere prevista e regolamentata dalla legge stessa, come avviene – ad esempio – per il servizio militare, ove peraltro il rifiuto di maneggiare armi non confligge con i diritti degli altri e semmai li sostiene.

In caso contrario, si sconfina con l’anarchia.

10. I testamenti biologici debbono essere redatti di fronte ad un medico e debbono essere rinnovati ogni cinque anni.

Tale procedura, che scarica sui medici (quali?) adempimenti non sanitari, che non realizza lo scopo di una registrazione telematica e organica completa delle volontà di tutti i cittadini, che non assicura la consultazione in tempo reale delle dichiarazioni anticipate e che è foriera di inutili perdite di tempo, non realizza l’obiettivo di raggiungere la massa dei cittadini.

Per venire incontro alla gente comune, che chiede a larga maggioranza di poter avvalersi del testamento biologico, la strada migliore è quella dell’istituzione di registri comunali, gratuiti, vicini ai cittadini, in grado di raccogliere e autenticare non solo le volontà di fine vita ma possibilmente anche altre volontà, come la donazione di organi, la cremazione, la dispersione delle ceneri, la cerimonia funebre, ecc.

Dopo l’istituzione del primo registro da parte del X Municipio di Roma (marzo 2009), che ha accolto una idea avanzata da LiberaUscita nel corso di un Convegno indetto nel novembre 2008 dal Municipio stesso sul tema “Ai confini della vita. Il testamento biologico come ultima speranza”, i registri si sono diffusi e si stanno diffondendo su tutto il territorio nazionale.

Ciò costituisce la migliore dimostrazione di cosa vuole la gente. Appunto per interrompere questa volontà di massa, si tenta ora di deviare il percorso e stabilire per legge che il testamento biologico deve essere redatto di fronte al medico (che fine faranno quelli già depositati nei comuni o presso i notai?) e deve essere rinnovato ogni cinque anni.

La parola d’ordine, come sempre, viene dalla Chiesa. Non a caso il vescovo di Vicenza, Cesare Nosiglia, di fronte alla iniziativa dei cittadini di raccogliere le firme per istituire il registro comunale dei testamenti biologici lo ha definito «una moneta fuori corso».

(Giampietro Sestini)

IV Assemblea Nazionale di Libera Uscita Roma, 15 Maggio 2010 Documento finale

Martedì 15 Giugno 2010

L’Assemblea nazionale di LiberaUscita, riunita a Roma il 15 Maggio 2010, prende atto che in ordine ai suoi fini istituzionali, vale a dire il diritto delle persone a decidere sulla propria vita mediante la legalizzazione del testamento biologico, la depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio medicalmente assistito, si assiste nel Paese ad un vero scollamento tra la volontà popolare (vedi sondaggio Eurispes del Gennaio 2010) e la volontà della politica..In particolare, si fa riferimento al ddl Calabrò “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, licenziato dal Senato il 26 marzo 2009 ed ai successivi emendamenti approvati dalla Commissione Affari Sociali della Camera.
Tali emendamenti, anche se marginalmente migliorativi del testo in esame, non sono tali da modificarne la sostanziale incostituzionalità: permane infatti vietato l’esercizio del diritto all’autodeterminazione sulle cure in quanto le DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento) non risultano vincolanti per il personale sanitario. Diritto all’autodeterminazione che la Corte Costituzionale stessa, nella sua sentenza 438 del dicembre 2008, ha riconosciuto come diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito dagli art. 2, 13, 32.
Inoltre alimentazione ed idratazione artificiali forzate non sono rinunciabili poiché non riconosciute come trattamenti sanitari ma definite impropriamente “sostegni vitali finalizzati a lenire le sofferenze”. Tali forzature sono la logica conseguenza di un principio antidemocratico: quello di dichiarare “indisponibile” il diritto alla vita anche al titolare della vita stessa. Se tale ddl dove essere approvato e diventare così legge dello Stato, esistono gli estremi, a giudizio di LiberaUscita, per un intervento sanzionatorio della Corte Costituzionale e/o per un referendum abrogativo.
Si segnala, come elemento positivo, che non sono mancate rilevanti dissociazioni, sia da parte della stessa maggioranza di Governo che dallo stesso mondo cattolico. Inoltre che l’Ordine dei medici (vedi Convegno della FNOMCEO del Giugno 2009 a Terni) si è espresso in difesa dell’autodeterminazione della persona.
LiberaUscita intende allacciare ed intensificare rapporti di assidua e fattiva collaborazione con le Associazioni che a livello nazionale operano per i suoi stessi fini, come ad esempio le Associazioni ”Luca Coscioni”,.Exit-Italia, “Per Eluana”, “Liberi di decidere”, ma è anche consapevole che la battaglia per il diritto di morire con dignità si vince o si perde a secondo se la laicità delle istituzioni si afferma oppure no.
LiberaUscita ribadisce perciò il suo pieno e totale sostegno a tutte le associazioni e le Consulte che operano nel Paese in difesa della laicità dello Stato ed auspica che si costituisca finalmente un Movimento nazionale apartitico in grado di far sentire la voce della maggioranza dei cittadini nei confronti dei politici e della loro elezione.
In questo quadro, LiberaUscita intende operare affinché tutte le realtà che si dichiarano laiche organizzino un grande meeting nazionale, in grado di rilanciare in termini unitari, chiari e nuovi il principio della laicità delle istituzioni, controbilanciando così il condizionamento esercitato dal potere religioso su ambedue gli schieramenti politici.
Nell’immediato ribadiamo il nostro fattivo impegno per contribuire alla diffusione dei registri comunali dei testamenti biologici, già istituiti in più di cento Comuni italiani sulla scia della nostra iniziativa realizzata dal Municipio X di Roma. Analogo impegno intendiamo portare avanti per la diffusione del fascicolo sanitario elettronico, nuovo e moderno ausilio che dovrà servire anche a registrare le disposizioni delle persone circa la fine della loro vita.