Il caso Englaro si avvia finalmente verso una soluzione
Venerdì 5 Dicembre 2008LA CASSAZIONE RESPINGE IL RICORSO DELLA PROCURA DI MILANO
da: www.repubblica.it – giovedì 13 novembre 2008
La Cassazione dà di fatto il via libera all’interruzione dell’alimentazione per Eluana Englaro. Una sentenza che riscatena immediatamente il dibattito intorno a una materia delicatissima. Per il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano “una parte della magistratura rifiuta la tutela della vita umana, privilegia forme più o meno velate di eutanasia e di omicidio del consenziente, impone questa sua opzione al Paese violando le leggi in vigore”. Per Luca Volontè (Udc) la Cassazione “autorizza il primo omicidio di stato in nome del popolo italiano”. L’associazione Scienza e Vita arriva addirittura a chiedere una esecuzione pubblica e con testimoni, visto che “si tratta di una vera e propria condanna a morte in età repubblicana”.
Mina Welby, la moglie di Piergiorgio, invece si sente vicina al padre di Eluana: “Oggi finisce il lutto di Peppino Englaro”, commenta. “Sono felice perché la volontà di Eluana può essere adempiuta, temevo che tutto ciò si prolungasse ancora di più e che le intrusioni ideologiche continuassero”. Sulla stessa linea Maria Antonietta Coscioni, deputata radicale, co-presidente dell’associazione Luca Coscioni, che si congratula per la pronuncia della Cassazione: “I giudici hanno dimostrato di essere in sintonia con la maggioranza del paese, se è vero che oltre l’80 per cento degli interpellati sostiene che è favorevole alla richiesta di interruzione di cure, quando si presentano casi come quelli di Eluana”. Ora, dice ancora, “l’unica cosa da fare è rispettare non solo la sentenza, ma il dolore e la lacerazione che in questi anni hanno accompagnato la famiglia di Eluana, nei confronti dei quali è stata esercitata una incredibile violenza e contro i quali si sono usati termini e toni terrificanti”.
“E’ la conferma che viviamo in uno stato di diritto”: sono queste le prime parole di Beppino Englaro, il padre di Eluana, che da anni si batte per vedere riconosciuto il diritto della figlia a una morte dignitosa.
ELUANA: VIA LIBERA DALLA CASSAZIONE – DI M. NOVELLA DE LUCA
da: la Repubblica di venerdì 14 novembre 2008
Invece del silenzio il clamore, invece della pace la bufera politica. Una valanga di voci, reazioni, polemiche. E su tutto la condanna, durissima, totale, della Chiesa, Fronti opposti: chi parla di «pena di morte», come il sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, e chi plaude a una «vittoria lungamente attesa», come la vedova di Piergiorgio Welby, Mina, chi invoca una legge e quelli che la definiscono, apertamente, «eutanasia».
La sentenza pronunciata ieri dai giudici di Cassazione, che respingendo come «inammissibile» il ricorso della Procura di Milano ha reso definitiva la decisione della Corte di Appello che nel luglio scorso aveva autorizzato la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale che tiene in vita Eluana Englaro, ha spaccato l’Italia. Durissime, soprattutto, le parole della Chiesa, che lancia una condanna a tutto campo contro la sentenza della Cassazione. E’ monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, a parlare senza mezzi termini di una «eutanasia sancita per diritto», definendo Eluana «una ragazza mandata a morte». «Siamo di fronte a una sentenza grave dal punto di vita etico e morale. Forse si potranno trovare delle giustificazioni nei cavilli procedurali e nelle interpretazioni del linguaggio, nella sostanza però rimane un fatto gravissimo ed estraneo alla cultura del popolo italiano, un vero attentato alla vita».
Una sconfitta radicale, dice Fisichella, «per Eluana, una ragazza che vive, che respira autonomamente, che si sveglia e si addormenta, che ha una sua vita e a cui verranno tolte l’acqua e il nutrimento, quello che negli Stati uniti accadde per Terry Schiavo». E oltre a ciò, incalza l’arcivescovo, «è una sconfitta anche per il diritto: questa sentenza infatti va contro ogni forma di diritto».
Altrettanto severo il commento della Cei, la conferenza episcopale italiana, alla sentenza della Cassazione. «La vita di Eluana Englaro, al cui dramma si è appassionata la coscienza del nostro Paese, è ormai incamminata verso la morte. Mentre partecipiamo con delicato rispetto e profonda compassione alla sua dolorosa vicenda, non possiamo fare a meno di richiamare alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza. La convinzione che l’alimentazione e l’idratazione non costituiscano una forma di accanimento terapeutico - scrivono i vescovi italiani in una nota - non può che essere riaffermata anche in questo tragico momento. In tale contesto si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile».
Parole in netta contraddizione con il pensiero dei “tecnici”, che riflettono invece sui dati scientifici della condizione di Eluana. «E’ stata una decisione difficile, ma giusta, dopo un’attesa di venti anni che permette di stabilire che lo stato vegetativo è irreversibile - commenta il presidente nazionale dell’Associazione degli anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani, Vincenzo Carpino - Se Eluana aveva espresso il consenso alla morte, dopo questo lungo periodo va rispettato il diritto dei genitori a realizzare la volontà della ragazza».
Sulla stessa linea il farmacologo Silvio Carattini, membro del comitato nazionale di Bioetica. «In questo modo si conclude una vicenda che rischiava di essere eccessivamente prolungata nel tempo, e penso che si chiuderà nel modo giusto».
ADESSO ELUANA PUÒ RIPOSARE IN PACE – DI CORRADO AUGIAS
Caro Augias, insegno diritto in una scuola romana, ho affrontato in classe il delicato tema dell’eutanasia partendo dal caso di Eluana. La totalità dei ragazzi era favorevole alla piena libertà dei familiari, senza ingerenze della Chiesa, tantomeno della politica. Vorrei, pur nel pieno rispetto delle sue legittime opinioni, che la Chiesa riflettesse sul fatto che sono in primis i cattolici (anche giovanissimi) a chiedere, su certe questioni, educato e rispettoso silenzio.
Roberto Codini - roberto.codini@tiscalì.ìt
Dottor Augias, il Vaticano trascura che la «volontà divina» si era manifestata 16 anni fa; i medici, hanno solo impedito con mezzi meccanici che Eluana morisse.
Paolo Baragli - Firenze - pbarag@tin.it
Risponde Augias
C’è un giudice anche a Roma, non solo a Berlino. La Cassazione ha deliberato secondo diritto ma anche interpretando il sentimento comune, la pietà per un povero corpo sospeso a mezzo tra morte e vita, ridotto alle pure funzioni animali, tenuto in una mezza vita non dalla volontà di Dio ma da alcune macchine che fino a qualche decennio fa non esistevano e che dunque hanno interrotto per sedici anni un destino che la fatalità (o Dio, se si preferisce) aveva segnato. I giudici hanno di nuovo supplito all’impotenza di una classe politica impacciata dai suoi interessi. La Chiesa ha tentato l’affondo intervenendo alla vigilia della sentenza. Errore inspiegabile per un’istituzione nota nei secoli per la sua astuzia politica. Si doveva capire che perfino in un paese come questo un’intimidazione così violenta non avrebbe sortito effetto e che i giudici avrebbero deciso ‘secundum legem’. Tanto più che a lanciare l’affondo era, tecnicamente, il ministro della Sanità dì uno Stato estero; lo stesso cardinale Barragan che nel 2005 decise di non far trasportare papa Wojtyla al Gemelli dato che le cure avrebbero ritardato ma non impedito la morte. Non sfuggirà la differenza di trattamento.
Il Catechismo, scrive la signora Codrignani, non esclude in via assoluta la pena di morte. L’allora cardinale Ratzinger scrisse infatti nel 2004: «Ci può essere legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia». Non tutte le morti insomma sono uguali. Infatti nel mondo cattolico ci sono movimenti (Noi siamo Chiesa, Comunità di Base) e teologi autorevoli (Vito Mancuso) che parlano mossi dalla pietà e non dall’estremismo.
Quando il cardinale Fisichella afferma che la sentenza è «estranea alla cultura del popolo italiano» pensa forse alle civiltà del Nord Europa ma trascura che un nostro sondaggio ha dato l’84 per cento di risposte favorevoli a che Eluana riposi finalmente in pace.
NON VINCE LA SCIENZA - DI UMBERTO VERONESI
da: la Repubblica di venerdì 14 novembre 2008
La sentenza della Cassazione non sancisce la vittoria degli scienziati, né dei laici, né di qualche schieramento politico, ma dei cittadini e dei principi della Costituzione che ne tutelano la libertà. E una volta di più i giudici dimostrano la loro fedeltà alla Costituzione, e l´indipendenza intellettuale dalle pressioni ideologiche. Perché proprio dei diritti di tutti i cittadini alla libertà individuale stiamo parlando. Con “tutti” intendo credenti e non credenti.
Sono un laico che ha un profondo rispetto per le idee della religione, di ogni religione, e penso che sia legittimo che la Chiesa le promuova verso chi crede. Tuttavia in Italia ci sono dieci milioni di cittadini che ufficialmente si dichiarano non credenti e diversi milioni che si definiscono parzialmente credenti. Credo che si debba tenere conto anche delle loro idee, e soprattutto dei loro diritti. Mi ritrovo nelle parole che scrisse Indro Montanelli “Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto a restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla Dottrina… ma che essa pretenda d’imporre questi comandamenti anche a me che non ho la fortuna di essere un credente, cercando di travasarli nella legge civile in modo che diventi obbligatorio anche per noi non credenti, è giusto? A me sembra di no”.
Che si opponga il Vaticano alla realizzazione della volontà di Eluana di non vivere come un vegetale, ma che sia chiaro che questa negazione è basata su posizioni di fede e dunque il suo messaggio si rivolge a chi la fede ce l’ha. Devo aggiungere che è un messaggio che stupisce un poco chi segue con attenzione il pensiero teologico, perché non è propriamente in linea con la cultura tradizionale religiosa, che ha sempre visto la morte come evento naturale, parte del disegno divino, e ha sempre guardato con perplessità all’estensione dell’intervento della tecnologia medica sulla vita dell’uomo.
Non è questo, tuttavia l’oggetto del dibattito che ferve intorno ad Eluana e soprattutto non è, come sembra, la posizione del Vaticano rispetto a quella della scienza. Il caso Englaro è aperto da 16 anni perché le sue volontà sono state “ricostruite”, e non espresse per iscritto. Rifiutare le cure è un diritto nel nostro Paese, così come lo è non mangiare e non bere. Se decido di fare uno sciopero della fame e della sete, nessuno può infilarmi un sondino nel naso o cacciarmi una flebo nelle vene. Sarebbe un reato. Allo stesso modo sarebbe incostituzionale obbligarmi a vivere come un vegetale, se io ho espresso per iscritto in piena lucidità, il mio rifiuto di questa condizione. Il dibattito non è neppure, come qualcuno vuol far credere, se Eluana si può risvegliare o no.
Crea equivoci chi parla di omicidio. Eluana è morta 16 fa. Vivono, anzi vegetano proprio come piante, gli organi del suo corpo. La situazione clinica non lascia purtroppo spazio al dubbio di un futuro risveglio perché nessuno si risveglia da un coma dopo un anno, figuriamoci dopo 16. Esistono casi di coma transitorio che hanno probabilità di reversibilità e su questi la medicina può fare molto. Ma non è quello di Eluana, che è definito appunto “stato vegetativo permanente”.
Dobbiamo arrenderci al fatto che al di là di certi confini la medicina tecnologica non va, e dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo. Anzi, nella percezione della gente, i limiti della medicina vanno già al di là delle aspettative. Infatti è nata in questi ultimi anni una nuova paura che si affianca a quella atavica del dolore e della morte: la paura della vita artificiale. La medicina moderna, con le sue tecnologie sempre più sofisticate, è arrivata a creare, come esito non voluto delle metodiche di rianimazione e terapie intensive, una condizione nuova di “vegetante” (che è quella di Eluana oggi) che inquieta nel profondo molti di noi.
Per questo già cinque anni fa ho avviato in Italia una campagna a favore del testamento biologico: per dare, a chi lo desidera, la possibilità di rifiutare un’esistenza artificiale. In Senato ho presentato una legge su questo tema: 9 punti per affermare la libertà delle persone di decidere le cure che vogliono o non vogliono ricevere, ma anche dei medici di rifiutare di realizzare le volontà dei malati, se vanno in contrasto con le proprie convinzioni etiche e morali. Se ci fosse un testamento biologico di Eluana, la sua dolorosa vicenda non sarebbe esistita.
La sentenza di oggi ha coraggiosamente superato questa difficoltà, non in nome della laicità e neppure in nome della scienza, ma nel rispetto del diritto di ogni cittadino a decidere per sé, qualsiasi fede o idea egli difenda. È un buon segnale. C’è nelle società di tutto il mondo una voglia concreta di libertà di pensiero e di tolleranza. Lo hanno dimostrato anche le reazioni alle critiche del Vaticano nei confronti della posizione di apertura di Obama alla ricerca sulle staminali embrionali. Anche qui bisognerebbe sgombrare il campo dagli equivoci. Il tema dei diritti dell’embrione è controverso per motivi etici e religiosi, e per questo la ricerca è bloccata quasi ovunque nel mondo. Ma nessuno ha mai pensato di generare embrioni per farne una fabbrica di staminali. Certamente non in Italia. Ciò che noi abbiamo proposto da anni è l’utilizzo per scopi di ricerca degli embrioni non più utilizzabili per la procreazione, quelli che giacciono nei frigoriferi delle cliniche ginecologiche e che sono destinati a finire nel lavandino invece che sotto la lente di un microscopio.