Notizie

QUANDO CESARE VUOLE GIUDICARE DIO

6 Luglio 2010

DI AGOSTINO PARAVICINI BAGLIANI -da: “la Repubblica” di domenica 4 luglio 2010
I rapporti tra la Chiesa e la giustizia, che accompagnano la storia del cristianesimo fin dalla sua affermazione storica sotto l’imperatore Costantino († 337), hanno conosciuto da sempre oscillazioni e situazioni conflittuali. Pur considerando il cristianesimo religione di stato, Costantino ordinò che le cause dottrinali dei donatisti fossero portate davanti al giudice imperiale. L’imperatore Giustiniano intervenne in modo ancor più incisivo nella vita interna della Chiesa, garantendo sì protezione ma anche il rispetto di sanzioni in caso di violazione della legge. Il suo Codice (533) regolava in modo dettagliato i problemi disciplinari anche di preti e diaconi. L’imperatore permise persino a ciascuno di denunciare all’imperatore contravvenzioni alla legge.
Costantino aveva però anche concesso ai vescovi di poter giudicare le cause civili riguardanti i semplici chierici, e così si comporteranno i concili fin dal Quarto secolo. Il Concilio di Ippona (393), di cui Agostino era il vescovo, minacciò di deporre il chierico che avesse sottomesso una causa, civile o criminale, al giudice secolare. Nacque dunque già nel Quarto secolo quello che i giuristi del Medioevo e dell’età moderna chiameranno il «privilegio del foro».
Anche Carlomagno legiferò con i suoi numerosi “capitolari” sulla disciplina del clero, pur concedendo ai vescovi ampi spazi giurisdizionali.
La situazione cambiò radicalmente nell’Undicesimo secolo, in seguito alla volontà del papato romano di liberarsi dalla tutela dei grandi signori laici. Uno dei punti fermi della lotta contro le investiture fu proprio la “libertà della Chiesa” anche in termini giurisdizionali. Papi come Alessandro III (1159-1181) e Innocenzo III (1198-1216) estesero alle autorità ecclesiastiche tutte le cause civili e criminali riguardanti il clero, lasciando alle autorità civili il diritto di giudicare le cause di natura feudale. Nacquero così nuovi gravi conflitti con i poteri laici che tentarono sovente di opporsi, giungendo in molte regioni dell’Europa medievale a una sorta di compromesso.
Si distinse infatti tra la deposizione e la degradazione dei chierici colpevoli dei più gravi delitti. La deposizione, che non comportava la perdita dei privilegi, fu riservata alla giustizia ecclesiastica. Con la deposizione si sanzionavano crimini come la lussuria. La degradazione, ancora più severa, veniva invece decisa anche da giudici laici. Il rituale prevedeva che con un coltello o un vetro si raschiasse la pelle delle dita del chierico (che servono a consacrare l’Eucarestia) e si scalfisse con delle forbici la tonsura (simbolo della sua dignità).
L’esecuzione della sanzione finale (generalmente il rogo) spettava all’autorità civile.
Come ebbe ad affermare Gregorio VII (1075-1084), «il papa non poteva essere giudicato da nessuno» (Dictatus pape). Soltanto in caso di eresia, poteva però essere deposto da un concilio. Ed è proprio per farlo deporre da un concilio che Guglielmo di Nogaret, in compagnia di Sciarra Colonna, catturò ad Anagni (settembre 1303) papa Bonifacio VIII (1294-1303) cui aveva rivolto fin dal 1302 gravissime accuse, come quella di adorare gli idoli, di essersi dato a pratiche magiche e quant’altro. Accuse storicamente insostenibili ma che avrebbero permesso al re di Francia di trasformare il concilio parigino in un vero e proprio tribunale.
L’affermarsi del diritto canonico medievale, e poi il Concilio di Trento, confermarono l’eccezionalità delle prerogative giurisdizionali ecclesiastiche, dovendo però sempre fare i conti con forti resistenze e tradizioni locali. Del resto, anche il Codice di diritto canonico del 1917 prevedeva la possibilità di deroghe locali che tra Otto e Novecento furono sovente oggetto di negoziati concordatari.

Commento. Abbiamo riportato questo interessante articolo-saggio di Agostino Paravicini Bagliani (Scriptor della Biblioteca Apostolica Vaticana dal 1969 al 1981, professore ordinario di Storia medievale all’Università di Losanna dal 1981, Direttore della «Rivista di storia della Chiesa in Italia»dal 2003) perché ripercorre nei secoli la questione della giurisdizione separata fra Stato e Chiesa. A parte il periodo dello Stato Pontificio, in cui la giurisdizione fu unificata sotto il Papa-Re (Giordano Bruno docet), sinora la Chiesa ha di fatto evitato che lo Stato giudicasse i reati commessi da religiosi. Per questo le recenti vicende dei preti pedofili, le perquisizioni avvenute in Belgio e la pronuncia della corte di appello federale degli Stati Uniti che ha dato il via libera ad un processo contro il Vaticano per presunti casi di abusi sessuali, rappresentano molto di più di un semplice fatto di cronaca in quanto potrebbero costituire l’inizio di un nuovo corso in cui i reati, da chiunque e ovunque siano commessi, sono giudicati dallo Stato. E non solo i reati di pedofilia. Sotto questo punto di vista, il titolo dell’articolo non dovrebbe essere “Cesare che vuole giudicare Dio”, bensì “la Chiesa che vuole sottrarsi alle leggi dello Stato”. (gps)

In primo piano, Notizie

Nuovi incarichi societari

23 Giugno 2010

Il Comitato Direttivo di LiberaUscita ha accolto unanime la proposta congiunta della presidente Maria Laura Cattinari, della vice-Presidente Meri Negrelli, del sottoscritto Segretario e del Tesoriere Luigi De Gasperi di nominare membri del ns. Comitato Scientifico il il prof. Gennaro Mariconda e il prof. Augusto Carli.
Gli altri membri del Comitato sono: prof.ssa Rossana Cecchi, prof.ssa Alessandra Sannella, prof.ssa Bianca Bacchielli, dr. Enrico Bertrand.
e di affidarne la Presidenza al prof. Gennaro Mariconda.
A nome di tutti i soci si ringraziano per aver accettato l’incarico: il loro nome rappresenta motivo di soddisfazione e di orgoglio per la nostra Associazione.

Giampietro Sestini
Segretario

Notizie

FALSITA’ E SCOPI RECONDITI DELLA COMUNICAZIONE

16 Giugno 2010

ELUANA, EUTANASIA, TESTAMENTO BIOLOGICO, DIRITTO DI MORIRE CON DIGNITA’:

LUOGHI COMUNI, FALSITA’ E SCOPI RECONDITI DELLA COMUNICAZIONE

1. Eutanasia uguale omicidio?

I due termini non solo non sono equiparabili, ma hanno significati contrari.

Eutanasia, secondo l’etimologia della parola ed il vocabolario italiano, significa “buona morte”. E una “buona morte” è quella che ogni persona vorrebbe, almeno per sé stessa.

Omicidio significa invece arrecare la morte ad una persona contro la sua volontà, ossia “cattiva morte”.

Ergo: chi è favorevole all’eutanasia è contrario all’omicidio, e viceversa.

2. Se non si blocca per legge la possibilità di rifiutare l’idratazione e l’alimentazione forzata, tali trattamenti verrebbero sospesi a tutti, anche a coloro che li vorrebbero.

Falso. Se non venisse approvata alcuna legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà, continuerebbero ad aver valore le leggi esistenti, a cominciare dall’art. 32 della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ogni persona, oggi, ha il diritto di accettare o rifiutare – sulla base di adeguate informazioni - i trattamenti proposti dai sanitari, così come ribadito nelle varie sentenze della Magistratura, a cominciare dalla Corte di Cassazione.

E’ per questo motivo che la Chiesa cattolica, dapprima contraria a regolamentare per legge il testamento biologico, dopo la sentenza della Cassazione su Eluana ha cambiato opinione, ed ora vorrebbe la legge per negare alle persone il diritto di rifiutare l’idratazione e l’alimentazione forzata.

3. La sentenza della Cassazione che ha autorizzato il distacco della spina per Eluana non è legittima perchè la volontà di Eluana non risulta da alcun atto scritto.

Si tratta di una affermazione infondata, in quanto le sentenze sono notoriamente emesse alla fine di una istruttoria basata su una serie di documenti, di fatti e di testimonianze e non solo di atti scritti. Appare inoltre singolare che chi sostiene la necessità di atti scritti sostiene contemporaneamente la loro invalidità qualora contengano il rifiuto dei trattamenti di alimentazione e idratazione forzata.

4. Eluana doveva continuare a vivere sino alla sua morte “naturale”.

A prescindere dal fatto che Eluana è morta “naturalmente” 17 anni fa e da allora è stata tenuta “innaturalmente” in vita tramite macchinari che non esistevano né al tempo di Gesù né per i duemila anni successivi, chi decide cosa si intende per morte “naturale”? La legge? La filosofia? La scienza? I medici? I magistrati? I parenti? La Chiesa? E quale Chiesa: quella cattolica o quella in cui si crede? O spetta invece alla singola persona, in base alla propria concezione della vita, della morte e della dignità, decidere a che punto la sua vita non è più “naturale” e diventa invece una tortura? .

5. L’alimentazione e l’idratazione artificiale non sono trattamenti “sanitari”, bensì “di sostegno”, come quelli dei neonati.

Soltanto chi non sa cos’è e come si pratica l’idratazione e l’alimentazione artificiale può dire una simile corbelleria, smentita in modo categorico da chi (le associazioni di medici e infermieri), quotidianamente le mette in atto attraverso interventi chirurgici e macchinari.

A parte l’enorme diversità fra l’alimentazione forzata e l’allattamento, resta un fatto: il bambino appena nato vuole essere alimentato, e piange se non lo è, mentre Eluana non voleva, e non poteva neppure piangere..

6. Nessuno sa cosa veramente voleva Eluana, per cui non potevamo sospendere l’alimentazione e l’idratazione forzata.

Purtroppo, Eluana non voleva nulla perché da quando era entrata nello stato vegetativo permanente non era più in grado di volere. Appunto per evitare questa situazione aveva espresso a suo tempo, quando ancora era capace di intendere, di fronte al suo amico in coma permanente, la sua volontà di non essere sottoposta alla stessa tortura. E suo padre, che conosceva la sua volontà, anche se espressa verbalmente, ha lottato per 17 anni per amore di sua figlia, e non per “ucciderla”.

7. La vita è indisponibile.

Alla domanda: perché la vita è indisponibile? la risposta alla fine è: perchè è un dono di Dio.

A parte che, una volta donato, il dono diviene di proprietà di colui che l’ha ricevuto che pertanto ha il diritto di disporne, a quale Dio ci si riferisce?

A quello dei cattolici o di altri credenti?

E se anche ci si riferisse al Dio dei cattolici, quando si è mai espresso sui casi di stato vegetativo persistente?

E se anche si facesse riferimento al suo rappresentante in terra, il Papa, non è detto che sia infallibile, anzi la storia ha dimostrato il contrario.

E se anche fosse infallibile, per chi valgono le sue opinioni? Non certamente per i non credenti, ma neanche per la maggioranza dei credenti, a giudicare dai sondaggi condotti sul tema del testamento biologico e dal numero di coloro che usano i contraccettivi, che non vanno in chiesa, che non si confessano, che nominano il nome di dio invano, che rubano, che desiderano la donna d’altri, che divorziano, che abortiscono, e così via.

La verità è che la Chiesa cattolica ritiene l’indisponibilità della vita un principio che debba “venire prima” delle leggi dello Stato, non soltanto per i cattolici ma per tutti, cattolici, mussulmani, buddisti, atei, agnostici, razionalisti, ecc. ecc.

A ciò aggiungasi che sulla base del principio “la vita è indisponibile” non si potranno più rifiutare gli interventi necessari – secondo i sanitari – per evitare il rischio di morte, quali, ad esempio, trasfusioni di sangue, amputazioni, ecc., e ciò non soltanto da parte di coloro che hanno dichiarato anticipatamente la loro volontà ma anche dalle persone capaci di intendere e di volere.

Tutto ciò premesso, resta comunque il fatto che il principio della “indisponibilità” della vita contrasta con gli art. 2, 3 e 32 della Costituzione Italiana, che tutelano il diritto alla “inviolabilità” dell’uomo, al “rispetto della persona” e al “rifiuto dei trattamenti sanitari”, nonché con il codice penale, che non considera reato il tentativo di suicidio.

8. Interrompendo l’alimentazione e l’idratazione artificiale, si soffre la fame e la sete.

In proposito, riportiamo le dichiarazioni di noti neurologi e medici: “Dal punto di vista neurologico è un controsenso, poiché le parti del cervello che sono necessarie per creare la sensazione di fame e di sete non funzionano più. E’ invece dimostrato che la particolare modalità di nutrizione artificiale, il sondino nasogastrico, provoca sofferenza anche se solo a livello sottocorticale».

Tale affermazioni sono state confermate da una relazione di più di 100 pagine redatta dai medici che hanno condotto l’autopsia su Eluana dopo la sua morte clinica: “L’autopsia sul cervello della ragazza, ha confermato la diagnosi di irreversibilità totale del suo stato vegetativo e l’assoluta mancanza di coscienza […] Eluana non ha sofferto”.

9. I medici “obiettori di coscienza” possono rifiutarsi di staccare il sondino.

E i medici che non condividono l’idratazione e l’alimentazione forzate, possono rifiutarsi di attaccare il sondino per “obiezione di coscienza”? E i farmacisti che non condividono la contraccezione, possono rifiutarsi di vendere i profilattici (oltre che la pillola del giorno dopo) “per obiezione di coscienza”? E un tassinaro cattolico può rifiutarsi di prendere a bordo un cliente mussulmano “per obiezione di coscienza”?

Quando l’obiezione di coscienza individuale entra in conflitto con il diritto di altre persone tutelato dalla legge, deve essere prevista e regolamentata dalla legge stessa, come avviene – ad esempio – per il servizio militare, ove peraltro il rifiuto di maneggiare armi non confligge con i diritti degli altri e semmai li sostiene.

In caso contrario, si sconfina con l’anarchia.

10. I testamenti biologici debbono essere redatti di fronte ad un medico e debbono essere rinnovati ogni cinque anni.

Tale procedura, che scarica sui medici (quali?) adempimenti non sanitari, che non realizza lo scopo di una registrazione telematica e organica completa delle volontà di tutti i cittadini, che non assicura la consultazione in tempo reale delle dichiarazioni anticipate e che è foriera di inutili perdite di tempo, non realizza l’obiettivo di raggiungere la massa dei cittadini.

Per venire incontro alla gente comune, che chiede a larga maggioranza di poter avvalersi del testamento biologico, la strada migliore è quella dell’istituzione di registri comunali, gratuiti, vicini ai cittadini, in grado di raccogliere e autenticare non solo le volontà di fine vita ma possibilmente anche altre volontà, come la donazione di organi, la cremazione, la dispersione delle ceneri, la cerimonia funebre, ecc.

Dopo l’istituzione del primo registro da parte del X Municipio di Roma (marzo 2009), che ha accolto una idea avanzata da LiberaUscita nel corso di un Convegno indetto nel novembre 2008 dal Municipio stesso sul tema “Ai confini della vita. Il testamento biologico come ultima speranza”, i registri si sono diffusi e si stanno diffondendo su tutto il territorio nazionale.

Ciò costituisce la migliore dimostrazione di cosa vuole la gente. Appunto per interrompere questa volontà di massa, si tenta ora di deviare il percorso e stabilire per legge che il testamento biologico deve essere redatto di fronte al medico (che fine faranno quelli già depositati nei comuni o presso i notai?) e deve essere rinnovato ogni cinque anni.

La parola d’ordine, come sempre, viene dalla Chiesa. Non a caso il vescovo di Vicenza, Cesare Nosiglia, di fronte alla iniziativa dei cittadini di raccogliere le firme per istituire il registro comunale dei testamenti biologici lo ha definito «una moneta fuori corso».

(Giampietro Sestini)

Documenti, In primo piano

IV Assemblea Nazionale di Libera Uscita Roma, 15 Maggio 2010 Documento finale

15 Giugno 2010

L’Assemblea nazionale di LiberaUscita, riunita a Roma il 15 Maggio 2010, prende atto che in ordine ai suoi fini istituzionali, vale a dire il diritto delle persone a decidere sulla propria vita mediante la legalizzazione del testamento biologico, la depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio medicalmente assistito, si assiste nel Paese ad un vero scollamento tra la volontà popolare (vedi sondaggio Eurispes del Gennaio 2010) e la volontà della politica..In particolare, si fa riferimento al ddl Calabrò “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, licenziato dal Senato il 26 marzo 2009 ed ai successivi emendamenti approvati dalla Commissione Affari Sociali della Camera.
Tali emendamenti, anche se marginalmente migliorativi del testo in esame, non sono tali da modificarne la sostanziale incostituzionalità: permane infatti vietato l’esercizio del diritto all’autodeterminazione sulle cure in quanto le DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento) non risultano vincolanti per il personale sanitario. Diritto all’autodeterminazione che la Corte Costituzionale stessa, nella sua sentenza 438 del dicembre 2008, ha riconosciuto come diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito dagli art. 2, 13, 32.
Inoltre alimentazione ed idratazione artificiali forzate non sono rinunciabili poiché non riconosciute come trattamenti sanitari ma definite impropriamente “sostegni vitali finalizzati a lenire le sofferenze”. Tali forzature sono la logica conseguenza di un principio antidemocratico: quello di dichiarare “indisponibile” il diritto alla vita anche al titolare della vita stessa. Se tale ddl dove essere approvato e diventare così legge dello Stato, esistono gli estremi, a giudizio di LiberaUscita, per un intervento sanzionatorio della Corte Costituzionale e/o per un referendum abrogativo.
Si segnala, come elemento positivo, che non sono mancate rilevanti dissociazioni, sia da parte della stessa maggioranza di Governo che dallo stesso mondo cattolico. Inoltre che l’Ordine dei medici (vedi Convegno della FNOMCEO del Giugno 2009 a Terni) si è espresso in difesa dell’autodeterminazione della persona.
LiberaUscita intende allacciare ed intensificare rapporti di assidua e fattiva collaborazione con le Associazioni che a livello nazionale operano per i suoi stessi fini, come ad esempio le Associazioni ”Luca Coscioni”,.Exit-Italia, “Per Eluana”, “Liberi di decidere”, ma è anche consapevole che la battaglia per il diritto di morire con dignità si vince o si perde a secondo se la laicità delle istituzioni si afferma oppure no.
LiberaUscita ribadisce perciò il suo pieno e totale sostegno a tutte le associazioni e le Consulte che operano nel Paese in difesa della laicità dello Stato ed auspica che si costituisca finalmente un Movimento nazionale apartitico in grado di far sentire la voce della maggioranza dei cittadini nei confronti dei politici e della loro elezione.
In questo quadro, LiberaUscita intende operare affinché tutte le realtà che si dichiarano laiche organizzino un grande meeting nazionale, in grado di rilanciare in termini unitari, chiari e nuovi il principio della laicità delle istituzioni, controbilanciando così il condizionamento esercitato dal potere religioso su ambedue gli schieramenti politici.
Nell’immediato ribadiamo il nostro fattivo impegno per contribuire alla diffusione dei registri comunali dei testamenti biologici, già istituiti in più di cento Comuni italiani sulla scia della nostra iniziativa realizzata dal Municipio X di Roma. Analogo impegno intendiamo portare avanti per la diffusione del fascicolo sanitario elettronico, nuovo e moderno ausilio che dovrà servire anche a registrare le disposizioni delle persone circa la fine della loro vita.

Notizie

Modena, nasce il registro per le volontà di fine vita

10 Giugno 2010

Associazione Libera-Uscita a Modena
Comunicato stampa del Comune di Modena. Da lunedì 14 giugno sarà istituito il registro dei testamenti biologici, di cui potranno usufruire tutti i cittadini modenesi.
ecco il comunicato stampa

Da lunedì 14 Giugno il Comune di Modena istituisce il registro per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti di natura medica. Il provvedimento avviene in esecuzione della delibera di Consiglio comunale numero 22 del 2010. Per dichiarazione anticipata di volontà si intende la dichiarazione con la quale un cittadino esprime la propria volontà ad essere o a non essere sottoposto a trattamenti sanitari in caso di malattia o lesione celebrale irreversibile o invalidante o in caso di malattia che costringa a trattamenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione. L’istanza di iscrizione nel registro potrà essere inoltrata da tutti i cittadini residenti nel Comune di Modena, che potranno recarsi all’ufficio di Stato civile, in via Santi 40 al piano terra, nella sede centrale dell’anagrafe. Il modulo si potrà ritirare presso lo stesso ufficio o scaricare da internet (www.comune.modena.it). L’interessato dovrà nominare uno o più fiduciari, che dovranno controfirmare l’accettazione della nomina davanti ad un funzionario comunale: il loro compito è far rispettare, al verificarsi delle condizioni, la volontà del dichiarante.
Assieme all’istanza dovrà essere consegnata la dichiarazione in busta chiusa con la dichiarazioni anticipate di volontà in un numero di copie pari ai fiduciari nominati, più una che rimarrà depositata in Comune. Le buste contenenti la dichiarazione di volontà verranno consegnate, al verificarsi delle condizioni, ai fiduciari nominati dall’interessato, dietro loro esplicita richiesta. L’ufficio comunale potrà rilasciare attestazioni di iscrizione nel registro a tutti coloro che sono stati autorizzati dall’interessato dichiarante all’atto della presentazione dell’istanza di iscrizione nel registro, ad esempio il medico curante, i parenti e i conviventi. La dichiarazione anticipata di volontà potrà essere in ogni momento revocata o modificata da parte dell’interessato. Il Comune invierà un’informativa periodica biennale agli iscritti nel registro sulle dichiarazioni in corso di validità, anche ai fini di una eventuale richiesta di modifica o cancellazione.

Notizie

Milano: convegno “OBIEZIONE DI COSCIENZA”

8 Giugno 2010

Come preannunciato il 20 maggio u.s., in data 27 e 28 maggio si è tenuto a Milano il convegno OBIEZIONE DI COSCIENZA: PROSPETTIVE A CONFRONTO. Relatore, fra gli altri, il nostro socio onorario prof. Stefano Rodotà, il quale ha trattato il tema “Obiezione di coscienza e diritti fondamentali”. Al termine del convegno si è svolta una tavola rotonda sul tema “Obiezione di coscienza: i contesti e le sfide aperte”, alla quale hanno partecipato, fra gli altri, i nostri soci onorari prof. Valerio Pocar e dr. Mario Riccio.

La ns. vice-Presidente Meri Negrelli, relativa alla regione Toscana ci comunica:
Cari amici, vi comunico le iniziative in programma per il mese di Luglio per la Toscana.
- Il 2 Luglio a Montemurlo (Prato), alla Festa del Partito Democratico, è previsto un incontro pubblico sul tema
” TESTAMENTO BIOLOGIOCO,UNA SCELTA OPPORTUNA”.
Interverranno:
MARIELLA ORSI vice presidente commissione di bioetica regione Toscana
MERI NEGRELLI vicepresidente LiberaUscita
MAURO ROMANELLI consigliere Regionale
- Il 20 luglio a Legri (Calenzano - Firenze) terremo una iniziativa con la partecipazione di Mina Welby, di cui vi darò i dettagli al mio rientro dalle vacanze

A tutti e due gli eventi LiberaUscita sarà presente con gazebo informativi.

Notizie

PRATO martedì 15 giugno - incontro sul Testamento Biologico

4 Giugno 2010

Un incontro-dibattito sulle tematiche della libertà di scelta sui condizionamenti sul nostro corpo nel fine vita e del testamento biologico
si terrà a PRATO martedì 15 giugno p.v. dalle ore 16 alle 18 presso il cinema Terminale, con la partecipazione di Mina Welby, socio onorario di LiberaUscita nonché componente della Direzione dell’Associazione Luca Coscioni, e del notaio Luigi Aricò, componente del Comitato Direttivo nazionale di LiberaUscita e con la partecipazione di Giorgio Silli
L’incontro sarà un momento di riflessione sui temi del testamento biologico e dell’eutanasia.

Cinema Terminale via Carbonaia 31 Prato
Martedì 15 Giugno ore 16.00

In primo piano, Notizie

4° Assemblea nazionale di LiberaUscita

27 Maggio 2010

Cari amici,
come è a vs. conoscenza, sabato 15 maggio u.s. si è svolta a Roma, presso la nuova sede dell’Associazione, la 4° Assemblea nazionale di LiberaUscita.
Al termine della discussione, registrata solo in parte da radio radicale (http://www.facebook.com/l/81223;www.radioradicale.it/scheda/303523), l’assemblea all’unanimità ha deliberato quanto segue:

- ha approvato il bilancio consuntivo del biennio 2008-2009;
- ha modificato lo Statuto (statuto modif) sostituendo la vecchia sede sociale di via Genova (che resta sul c/c postale sino a variazione) con quella di via E. Ferrati, istituendo il Comitato scientifico i cui componenti partecipano di diritto alle riunioni del Comitato direttivo e introducendo la possibilità per le sezioni territoriali con almeno 15 soci di nominare il loro coordinatore e trattenere il 20% delle loro quote sociali nonchè eventuali contributi aggiuntivi a loro attribuiti (si allega il testo aggiornato dello Statuto);
- preso atto delle irrevocabili dimissioni del Presidente prof. Giancarlo Fornari, gli ha rivolto, insieme ai più affettuosi auguri di guarigione, un sentito ringraziamento per la sua opera di fondatore dell’Associazione e per averla degnamente e autorevolmente rappresentata per nove anni;
- ha espresso alla socia onoraria Serena Foglia, grande sostenitrice di LiberaUscita, i più sinceri auguri di tornare quanto prima in perfetta salute;
- ha eletto il nuovo Presidente nazionale nella persona della prof.ssa Maria Laura Cattinari, già vice-Presidente dell’Associazione;
- ha confermato Meri Negrelli nella carica di vice-Presidente;
- ha eletto il nuovo Comitato direttivo, che risulta così composto: Luigi Aricò, Giovanni Boschesi, Irma D’Arpino, Franco Fatiga, Maria Elinda Giusti, Silvano Miniati, Luca Nitiffi, Antonio Scaglione, Graziella Sturaro, Paolo Vegetti, Vincenzo Vitale.
- ha delegato il neo Comitato direttivo a definire, sulla base del dibattito e di una proposta presentata dalla Presidente, il testo del documento finale
Al termine dei lavori dell’Assemblea si è riunito i Comitato direttivo neo eletto.
Su proposta della Presidente, il Comitato direttivo all’unanimità ha proceduto alle seguenti nomine:
- Giampietro Sestini: Segretario nazionale,
- Luigi De Gasperi: Tesoriere
- Giancarlo Fornari: socio onorario;
- Bianca Bacchielli, Enrico Bertrand Cattinari, Rossana Cecchi e Alessandra Sannella: componenti del Comitato scientifico, con riserva di determinarne i compiti ed integrarne la composizione.
Su proposta del Segretario nazionale, il Comitato direttivo ha quindi proceduto alla nomina dei seguenti collaboratori nazionali:
- Marina Acitelli: comunicazione interna e mass-media;
- Alberto Bonfiglioli: comunicazioni con l’estero;
- Nicola Rocco: laicità delle istituzioni;
- Carlo Carlotti: sito web di LiberaUscita;
- Antonio Scaglione: sito LiberaUscita su Facebook
- Anna Cicogna: ufficio di segreteria.
Sempre su proposta del Segretario, il Comitato direttivo ha quindi nominato, in aggiunta a quelli già esistenti, i seguenti referenti territoriali:
Referenti regionali:
- Graziella Sturaro: Piemonte (in sostituzione di Flavio Lughezzani),
- Francesco Porcellati: Campania (in sostituzione di Gennaro Cilento)
Referenti provinciali:
- Giuliano Degli Antoni: Cremona,
- Novella Platani: Lecco,
- Maria Cappiello: Imperia,
- Andrej Ceccoli: San Marino,
- Marco Malatesta: Arezzo,
- Lidia Pavan: Roma (in sostituzione di Antonio Scaglione),
- Alessandro Sini: Olbia-Tempio.
Il Comitato direttivo ha infine deliberato di delegare il socio dr. Enrico Bertrand Cattinari a rappresentare l’associazione al Congresso mondiale della WFRTDS che si terrà a Melbourne (Australia) nel mese di ottobre.
Si ricorda che tutte le cariche dell’Associazione, a qualsiasi livello, sono volontarie.
Quanto prima invieremo il documento finale dell’Assemblea.

Cordiali saluti
Giampietro Sestini
Segretario