
UDINE - Foto tavola Presidenza
Rassegna stampa:
CONVEGNO SCIENZA E VITA – RASSEGNA STAMPA DEL 19 NOVEMBRE 2011
Roberto Monteforte – l’Unità
La vita va difesa dal concepimento sino alla morte naturale. E non solo per verità di fede, ma per quel rispetto del diritto naturale che dovrebbe essere guida per l’individuo e per le società. Un punto fermo per la Chiesa e soprattutto non negoziabile.
È tornato a ribadirlo ieri il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco con la prolusione con cui ha aperto il convegno «Scienza e cura della vita: educazione alla democrazia», organizzato dall’Associazione Scienza e Vita. Indica quale debba essere «il livello umano di convivenza». Il presidente della Cei è tornato a richiamare la supremazia del Magistero quando sono in gioco valori come il rispetto assoluto della vita e della persona. Invoca un «umanesimo integrale» in risposta al vincente «modello individualista». È stato più di un contributo alla discussione interna al mondo cattolico più che mai impegnato nella ricerca di nuove forme di presenza in politica. Per due significative particolarità. È nel giorno in cui il governo Monti ottiene la fiducia delle Camere che Bagnasco rilancia il suo messaggio alla politica. Lo fa intervenendo nella fase nuova che si è aperta dopo la caduta del governo Berlusconi.
La Chiesa parla alla politica
Che l’intento sia quello di comunicare direttamente alla politica è confermato dalla tavola rotonda che è seguita alla sua prolusione, con a confronto i leader di Pd, Pdl, Lega e Udc Bersani, Alfano, Maroni e Casini, moderati dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. È a loro che con puntigliosità il presidente dei vescovi ricorda quale sia il terreno di una «laicità positiva» e sino a dove possa spingersi l’autonomia e la mediazione dei cattolici impegnati in politica. Invoca un «livello umano di convivenza» e mette i piedi nel piatto, ben sapendo che toccare temi scomodi, come cosa sia il rispetto della «vita umana», possa dividere. Su queste verità fondamentali la Chiesa non può tacere. Senza chiarezza su questi punti non reggerebbe neanche quell’etica sociale, indispensabile per affrontare i «grandi problemi dell’economia e della finanza, del lavoro e della solidarietà, della pace e dell’uso sostenibile della natura» che «attanagliano pesantemente persone, famiglie e collettività, specialmente i giovani. È l’«attenzione alla vita umana», alla sua difesa in particolare nelle condizioni di «maggiore fragilità e pericolosa esposizione» sulla quale insiste. Lo fa criticando le derive del relativismo, del materialismo e la visione consumistica. Occorrono verità oggettive e riferimenti etici precisi. Oggi, osserva, richiamare una verità «valida per tutti» fa scattare la preoccupazione di una minaccia alla libertà personale. Ma si chiede quale libertà è quella che è sciolta da vincoli e da norme ed è indipendente dalla verità di ciò che sceglie?
E se la Chiesa richiama le «ragioni ultime» dell’esistenza non lo fa per «arroganza, ingerenza o intransigenza», ma per «fedeltà a Dio e agli uomini». È il suo contributo alla costruzione della civitas terrena. Parla di «sana laicità». Non basta il «riconoscimento della rilevanza pubblica delle fedi religiose». Deve misurarsi con l’uomo e con la sua natura, con l’«umanesimo integrale». Questo è il terreno dell’impegno dei cristiani «come cittadini». Stile sobrio, spirito di servizio e di sacrificio, competenza insieme a onestà. Ma non basta. Non si possono accantonare le indicazioni del Magistero. Per non restare sul generico va al punto Bagnasco: al chi può decidere quando «un individuo è già persona» o «ancora persona». Siamo ai valori non negoziabili. Al no assoluto all’aborto, all’eutanasia e alla manipolazione genetica. «Non si tratta di voler imporre la fede e i valori che ne scaturiscono, ma solo di difendere i valori costitutivi dell’umano». Il messaggio è chiaro.
Marco Politi – il Fatto
Nel fortilizio degli intransigenti, di fronte al cardinal Bagnasco, tra le schiere del movimento “Scienza e Vita” che mandò a vuoto il referendum sulla fecondazione artificiale, Pierluigi Bersani invita a riaprire il discorso sul testamento biologico. La brutta legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, che espropria il paziente di ogni autodeterminazione, è quasi in dirittura di arrivo, ma il segretario del Pd esorta a non spaccare l’Italia, a “non dividere le famiglie”.
Dice Bersani: “Ragioniamo insieme, l’eutanasia non c’entra, cerchiamo di salvaguardare libertà e dignità. In questa nuova situazione politica discutiamo in modo più aperto e sincero”.
L’occasione è speciale. Scienza e Vita ha organizzato una tavola rotonda sul proprio manifesto “Scienza e cura della vita: educazione alla democrazia” con l’obiettivo – spiega il copresidente Lucio Romano – di “riconoscere la centralità di ogni essere umano, di ogni persona, il rispetto della sua intrinseca dignità indipendentemente da qualsiasi giudizio sulle sue condizioni esistenziali”. I segretari dei partiti, che sorreggono il governo Monti, sono stati invitati. Anche Maroni e Di Pietro, che però non si sono affacciati. I fotografi si accalcano per immortalare la nuova triade con Alfano e Casini, che sembra sovrastare la foto di Vasto.
Il cardinal Bagnasco tiene una lectio magistralis e mette sul tavolo del nuovo governo i valori non negoziabili. Ancora una volta il punto è l’interpretazione della tutela della persona “dal concepimento fino alla sua morte naturale”. C’è un doppio registro nell’intervento del presidente della Cei Bagnasco, svolto affidandosi ad uno stile pacato. Da un lato il richiamo a riscoprire l’esigenza della cura dell’altro, a non lasciarlo mai solo, a non abbandonarlo ad un destino di monade imprigionata in se stessa, a sostenerlo soprattutto nei suoi momenti di fragilità e sofferenza. D’altro canto il capo dei vescovi ribadisce che la libertà deve riferirsi ad una verità ancorata alla natura e alla ragione. Che la Chiesa salvaguarda. Poi il monito politico: i valori non negoziabili “appartengono al Dna di ogni persona (e quindi) non possono essere conculcati né parcellizzati o negoziati attraverso mediazioni, che pur con buone intenzioni, li negano”.
Presente, risponde Alfano a nome del Pdl. Provoca un brivido sentirlo mentre proclama che il suo partito rappresenta la “coerenza senza fratture tra ideali e prassi, tra ciò che si dice e ciò che si fa”. (E forse ha ragione: il bunga bunga con crocifisso è certamente sintesi armonica del pensiero e dell’azione dell’ex premier B.) In ogni caso Alfano recita: “La vita la dà e la toglie Qualcuno che non è il Parlamento”. La famiglia è tra un uomo e una donna. La scuola privata non va penalizzata. Viva ciò che ha fatto il governo Berlusconi nel caso Eliana e riguarda alla pillola abortiva e al divieto della selezione genetica degli embrioni.
Bersani parte dal filosofico, la necessità che una comunità poggi su valori condivisi (senza relativizzare tutto), per approdare sul concreto. Il compito della politica è di trovare, negoziando, soluzioni ai problemi urgenti. “Attenti – avverte – mentre qui si litiga, altrove Paesi spendono cifre enormi in ricerche che producono tecnologie che il mercato poi diffonde”. C’è necessità di trovare soluzioni italiane. E rispetto al testamento biologico come non accorgersi che oggi la paura è di “perdere la propria dignità in un letto irto di tubi”. Si ragioni, si tenga insieme cura e dignità.
Chiude Casini gettando ponti al centro-sinistra. Non va persa, afferma, l’occasione del clima frutto del governo Monti. “Perché quando queste questioni vengono affrontate solo con l’intento di creare maggioranze di fatto, non si consolidano nella gente”. Miope, sottolinea il leader del Terzo Polo, è chi usa certi temi per dividere. Al contrario bisogna cercare una base di condivisione sempre più larga.
Il primo round sul testamento biologico nella stagione “d’intesa” si chiude così.
Simone Collini – l’Unità
Il governo Monti potrebbe anche favorire l’approvazione di una diversa legge sul biotestamento, rispetto a quella targata Pdl approvata alla Camera a luglio e ora in attesa del sì definitivo al Senato. Questo è emerso ieri al convegno di Scienza e Vita a cui hanno partecipato Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. Che sono sì l’Abc della politica, come dice scherzosamente il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio aprendo la tavola rotonda che segue la lectio magistralis del cardinale Angelo Bagnasco, ma sono anche i leader delle forze della nuova maggioranza che si è formata in Parlamento (l’invito al convegno, circa un mese fa, era arrivato anche al leghista Roberto Maroni, che però ha dato forfait). Come dice Alfano, «questo governo giustamente non ha assunto impegni programmatici sui temi dell’agenda bioetica». Ma questo non significa che nei prossimi mesi le Camere discuteranno soltanto di economia, occupazione, risanamento e sviluppo.
Slittamento significativo
Anzi, il fatto che al Senato la proposta di legge sul fine vita, che doveva essere calendarizzata per i primi di dicembre per l’approvazione finale, proprio in questi giorni stia subendo slittamenti è significativa. Da un lato c’è la volontà trasversale di non mettere subito il governo di fronte a un tema che può provocare fibrillazioni nella nuova maggioranza. Dall’altro, c’è la volontà da parte degli stessi centristi (fondamentali ora che la Lega si è smarcata) di rivedere l’impianto di quella legge che insieme al centrodestra pure hanno votato: insomma il ritardo non è casuale e qualcuno sta verificando la possibilità di approvarla con una maggioranza più ampia, tale da mettere la nuova legge al sicuro anche per le prossime legislature.
Lo dice esplicitamente Casini, che pur confessando di sentirsi meno «in sintonia» con Bersani sui temi eticamente sensibili e di condividere di più le parole di Alfano («la vita ce la dà e ce la toglie qualcuno e quel qualcuno non è il Parlamento»), poi è proprio al segretario del Pd che tende la mano quando arriva al sodo: «Sul fine vita c’è un’amplissima maggioranza e in questa legislatura la legge è assicurata. Però bisogna stare attenti, abbiamo l’interesse a consolidare il consenso per evitare che si cambi ad ogni legislatura. Non perdiamo l’occasione irripetibile che abbiamo oggi». Casini avrà «più condiviso, per ovvie ragioni», come dice lui, le parole di Alfano, però sembra riferirsi proprio al Pdl quando dice che bisogna guardarsi da chi parla dei temi eticamente sensibili «cercando la divisione pregiudiziale e non lavorando per dare una base di condivisione sempre più larga».
«Non possiamo rifiutarci»
Bersani, da «laico adulto e orgoglioso», è pronto al confronto: «Non è che possiamo rifiutarci di parlare di questi temi perché sono divisivi, ma gli esiti non devono essere divisivi». Dopo che il presidente della Cei ha insistito sui «valori non negoziabili» («tra questi, la vita umana, dal suo concepimento alla sua fine naturale, è certamente il primo»), il leader del Pd dice che non può esserci «negozio di valori», ma la necessità di ricercare un «compromesso» di fronte a «problemi che urgono», sì: «Un compromesso, come ha detto Papa Ratzinger, un promettere assieme una soluzione, perché le nuove tecnologie impongono una riflessione, perché per secoli il morire è stato un rito domestico e la paura maggiore era di una morte improvvisa, nella notte, mentre per molti oggi è la paura di una morte irta di tubi. Non per la sofferenza ma per la perdita della dignità».
Fuori i radicali
Fuori dalla sede dell’emittente dei cattolici italiani “Tv2000”, che ospita il convegno, protestano i Radicali e l’associazione Luca Coscioni. Dentro, Casini è raggiante mentre scattano i flash sull’inedito trio, Bersani spalla a spalla con Alfano sorride meno che nella foto di Vasto. Il segretario del Pd ribadisce in ogni occasione che questo non è un governo di larghe intese ma di «emergenza e di transizione» e che altra cosa è l’alleanza tra progressisti e moderati. Il leader dell’Udc vuole approfittare della situazione per dar vita a quella “coesione nazionale” che insegue da tempo per lasciare alle spalle il bipolarismo di questi anni. «Destra, sinistra e centro non sono più rappresentativi di nulla dice il leader Udc: dal modo in cui verrà sostenuta l’azione dell’esecutivo si delineerà il futuro, nasceranno o meno nuove alleanze politiche». Trovare un’intesa su temi che finora hanno diviso più di tanti altri è una bella scommessa per entrambi.
Ubaldo Casotto – il Riformista
Prove tecniche di nuove maggioranze bioetiche ieri al convegno di Scienza & Vita. Che l’intenzione dell’evento fosse dialogica lo si evinceva dagli invitati alla tavola rotonda che seguiva la lectio magistralis del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco; coordinati dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio dovevano dibattere Angelino Alfano, Pierluigi Bersani, Pier Ferdinando Casini e Roberto Maroni. L’ex ministro leghista si è sfilato, come a voler segnalare anche in questa circostanza la scelta di campo del suo partito: l’opposizione.
Che l’intenzione dialogica sia maturata in volontà unitiva lo si è capito dal singolare ritardo con cui sono iniziati i lavori. Di solito i riti ecclesiali hanno un orario di inizio fisso, chi c’è c’è. Alle 16 Bersani era già in sala, Casini stava scendendo le scale, mancava Alfano. A un certo punto i leader di Pd e Udc, insieme a Tarquinio e a qualche prelato sono usciti, evidentemente “convocati” dal cardinale che li attendeva in una sala riservata, e sono rientrati alle 17 con un sollevato direttore di Avvenire che diceva: «Finalmente ci siamo tutti, anche Alfano». Solo allora Bagnasco ha fatto il suo ingresso in sala.
La lectio del cardinale ha ricordato che il tema della vita umana non è eludibile solo perché «divisivo»; che il parlarne, essendo «la questione sociale diventata radicalmente questione antropologica» (Benedetto XVI), non può essere un confronto di pure libertà sciolte dal problema della verità sull’uomo; ha invitato a parlarne laicamente ammonendo che «l’assolutismo di una libertà individualistica» può essere una «prigione» più chiusa di quella dell’«assolutezza della verità», perché la laicità non può essere solo una «procedura» indifferente al contenuto, alla natura dell’uomo; spiegando che una certezza sui diritti della persona, fondati su qualcosa che non è solo convenzione, è raggiungibile anche «fuori da un’ottica religiosa».
I tre politici, dopo le relazioni di Lucio Romano e di Luciano Eusebi di Scienza & Vita, sono intervenuti in rigoroso ordine alfabetico e di esigenze logistiche (aerei e altri appuntamenti).
Alfano ha ricordato l’agenda bioetica del governo Berlusconi incentrata su vita, persona e famiglia, spiegando che questi valori diventano prassi politica attraverso il principio di sussidiarietà («l’idea più moderna di libertà») che implica «più società e meno Stato». Bersani ha rilanciato il dialogo tra credenti e non credenti, finalizzandolo a «una base comune di umanesimo pre-politica», ha speso parole di interesse per il pensiero di Ratzinger, sottolineando il suo apprezzamento per gli agnostici, ha riconosciuto che l’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma come base della cultura occidentale è un dato di fatto non discutibile e s’è detto d’accordo che debbano esistere valori non negoziabili, pena il venir meno di qualunque aggregato sociale: «E vero, il diritto non è pura convenzione», ma ha attaccato chi non riconosce la capacità di giungere a questa affermazione anche da parte di chi non crede: «Se non lo riconoscete, ci offendete». La politica ha aggiunto non farà negozio dei valori, ma deve cercare il «compromesso» di fronte a problemi che urgono, anche sul terreno antropologico e bioetico. «Parliamone, parliamone di più ora che c’è una nuova situazione politica» ha detto voltandosi verso Casini.
Il leader dell’Udc ha colto la palla al balzo, dopo essersi detto «più vicino» alle argomentazioni di Alfano, ha osservato con piacere che «questo governo non ha un’agenda bioetica», quindi possiamo discuterne con più libertà, ha detto che Scienza & Vita non poteva scegliere giorno più significativo per parlare di queste cose, sulle quali si è fatto spesso un «contenzioso permanente dettato da interessi partitici», mentre questo momento politico è una grande opportunità per trovare, anche su questi temi, un «consolidamento» del consenso che è già maggioranza nel Parlamento (in tal senso si è detto pronto ad approvare la legge sul fine vita): «Allarghiamo la base di condivisione della legge su questi valori, difendiamoci da chi li usa per dividere; noi non siamo come altri Paesi europei, abbiamo una Chiesa più forte che è l’anima di questo Paese e ha un ruolo unitivo, noi cattolici abbiamo questa stessa responabilità». Alfano e Bersani non c’erano. Ad ascoltarlo, in prima fila, il cardinale Bagnasco.
Debora Donnini – Radio Vaticana online
Bisogna “difendere i valori costitutivi dell’umano” e “tra questi la vita umana, dal suo concepimento alla sua fine naturale, è certamente il primo”. Così, il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo ieri pomeriggio a Roma il Convegno nazionale dell’associazione “Scienza e Vita”. Due giorni di incontri per l’organizzazione che ha anche presentato il manifesto dal titolo: “Scienza e cura della vita: educazione alla democrazia”.
“Una società è veramente umana soltanto quando protegge senza riserve e rispetta la dignità di ogni persona dal concepimento fino alla sua morte naturale”. Lo ha ribadito il cardinale Angelo Bagnasco citando Benedetto XVI e specificando che non si tratta di voler imporre la fede e i valori che ne scaturiscono direttamente, ma solo di difendere i valori costituivi dell’umano e che per tutti sono intellegibili come verità dell’esistenza, perché appartengono al Dna della persona. Valori che non possono essere né parcellizzati né negoziati, fra cui la vita umana è il primo. Questo è il ceppo dell’etica della vita su cui germoglia l’etica sociale.
L’appello centrale del cardinale Bagnasco è dunque quello di recuperare “la natura relazionale della persona”: “Il punto non è far entrare la società nel privato ma si tratta di recuperare la natura relazionale della persona in modo che la società possa e debba concepirsi e strutturarsi non solo come erogatrice di servizi ma come comunione di destino”.
Il discorso del presidente della Cei parte da una critica al nichilismo, che porta ad una svalutazione della vita, e all’individualismo il cui grande pericolo è proprio quello di perdere la dimensione comunitaria. Al centro vi è una difesa della ragione che “quando viene cancellata dall’orizzonte, anche la fede si indebolisce”. Necessario anche riscoprire il senso del dolore: “La cultura contemporanea deve riconciliarsi con il dolore e la morte se vuole riconciliarsi con la vita perché i primi fanno parte della seconda e quindi dobbiamo recuperare la capacità di portare il dolore insieme”.
Fa eco all’intervento del porporato, il co-presidente dell’Associazione “Scienza e Vita”, Lucio Romano. La vulnerabilità, dice, è condizione sostanziale dell’essere umano insistendo sulla dimensione di reciprocità della persona: “L’essere umano è costitutivamente relazionale: nell’essere con l’altro ed essere per l’altro evidentemente declina la sua vita in termini di etica della responsabilità. Altrimenti saremmo tutti soggetti individualisti e di conseguenza relativisti”.
Ad intervenire anche diversi esponenti del mondo politico: il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ma anche Pierluigi Bersani del Pd e Pierferdinando Casini per l’Udc.
“La politica italiana” online
“Io guido un partito in cui sono credenti e non credenti. Tutti i partiti sono fatti di credenti e non. Da noi è in corso una ricerca per trovare una base comune che io definisco di umanesimo forte che ci aiuti a creare una politica che aiuti l’uomo a essere più umano”. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani intervenendo al VIII convegno nazionale di ‘Scienza e vita’.
L’idea di Bersani è quella di una “politica che organizzi convivenza perché l’uomo diventi più umano”. Definendosi un “appassionato del pensiero di Ratzinger”, il leader del Pd sollecita la produzione di “un pensiero che ricerchi il bene comune” perché “c’è una sostanza etica, ci deve essere un universo condiviso di valori per reggere la società. Qualsiasi comunità non può esistere sull’assolutamente relativo, sennò non funziona. Diciamo quindi che il diritto non è solo forma ma è sostanza. Lo dico da laico adulto e orgoglioso – ha puntualizzato Bersani – si può essere non credenti e rifiutare l’idea scientista, naturalista, positivista del diritto come pura convenzione e dell’uomo come pura naturalità e biologia. Se i credenti non riconoscono questo offendono i laici, perché c’è gente che ha dato la vita per affermare che l’uomo non è un sasso nello spazio, non è un rampicante”.
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